Il commento
di Bonfiglioli Consulting

Le PMI italiane vedono l'uscita dal tunnel

L'articolo - Fonte:  Il Sole24ORE - 13 ottobre 2010


Le piccole e medie imprese italiane danno segni di ripresa, ma i piccoli imprenditori investono poco in innovazione e nella ricerca di nuovi clienti e mercati, attendendo la ripresa come un fattore esogeno. Questi, in sintesi, i risultati di una ricerca dell'Osservatorio congiunturale di Fondazione Impresa, che ha preso in esame 1200 Pmi con meno di venti dipendenti dei settori del commercio, dei servizi e dell'artigianato. Il fatturato delle piccole imprese italiane ha retto alla crisi, registrando una contrazione dei ricavi rispetto allo scorso anno del -0,5% e di produzione e domanda del solo -0,8 per cento. Le previsioni per il 2010 sono promettenti: +0,9% la produzione e +2,1% il fatturato, ma è l'occupazione il fattore che più preoccupa.

 La tenuta dei fatturati si è infatti realizzata principalmente mediante il taglio dei costi e del personale, perciò chi più ha pagato le conseguenze della crisi economica sono stati i lavoratori. L'osservatorio ha infatti misurato un calo dell'occupazione del -2,3% nei primi sei mesi del 2010 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (in cui già il dato era in contrazione) e ha formulato previsioni per il secondo semestre di un ulteriore -0,6%.
A pesare sulla situazione, inoltre, l'attuale atteggiamento di buona parte degli imprenditori, che attende la ripresa passivamente. La ricerca ha infatti rilevato che un'impresa su due non investirà più di 25mila euro nel corso dell'anno; una cifra contenuta che, perdipiù, sarà nella maggioranza dei casi destinata a sostituire l'attrezzatura esistente, e non all'ampliamento del parco macchine, all'innovazione di prodotto o alla ricerca di nuovi clienti e mercati. Le previsioni per ordini e esportazioni sono comunque positivi: si attende un +1% per i primi e un +2,2% per i secondi.

A livello geografico, la prima zona a riprendersi sarà il Nord Est, in cui ordini ed esportazioni sono cresciuti ripsettivamente del +2,4% e +1,9% rispetto al secondo semestre 2009, e in cui si prevede rispettivamente un +0,9% e un +1,9% per la seconda metà del 2010.
Anche gli intervistati affermano di notare alcuni segnali di ripresa, quasi il 65% dei piccoli imprenditori afferma di aver registrato un aumento della domanda e degli ordini, il 28% vede una situazione economica generale migliore mentre solo il 4% lo attribuisce a decisioni istituzionali più incisive. 


Il commento

Il tema che vorrei approfondire riguarda il nostro sistema relativo alla PMI.
Ogni volta che entro in un'azienda la domanda che mi viene posta è: "Ma voi che girate tanto, come vedete il futuro delle imprese italiane? Ci sono segnali di ripresa?".  Vorrei rispondere sempre positivamente, ma spesso mi rendo conto che non riesco a dare una risposta motivata né in un senso né nell'altro. L'articolo apparso su Il Sole 24 Ore "Le PMI italiane vedono l'uscita dal tunnel?" dà qualche spiraglio positivo, non solo perché è stato scritto da un prestigioso economista sul principale giornale economico italiano, ma perché prende come riferimento il modello della PMI che è la base fondante della nostra economia. L'Italia, pur essendo tra i grandi paesi europei ha un sistema industriale basato sulla PMI: solo tre grandi aziende italiane (FIAT, Telecom, Eni) fanno parte delle 100 grandi aziende europee. Questo vuole dire che il sistema delle PMI italiano è pulsante, vitale e trainante per la nostra economia.

Ma quali sono i fattori chiave della nostra PMI? Perché le PMI creano un modello italiano vincente di azienda?

Ecco alcune possibili, non certo esaustive risposte:
1. innanzitutto la qualità dei prodotti; per ottenere successo in un mercato in cui molti possono dare i prodotti/servizi che noi offriamo, appare indispensabile puntare sulla qualità;  in una società ricca, in cui i bisogni primari sono ormai largamente soddisfatti, la qualità appare sempre più come la chiave per acquisire più clienti, per essere più competitivi e, nel contempo, per vivere meglio. La qualità è uno dei fattori di marketing più potenti, in un mercato sempre più esigente, mentre la non qualità è molto pericolosa: può facilmente distruggere investimenti, anche ingenti, in pubblicità e marketing;

2. le PMI rivalutano il ruolo delle Risorse Umane, chiama tutto il personale a dare il proprio contributo per il miglioramento continuo delle attività aziendali e determina una sempre maggiore responsabilizzazione di ciascuno sulla qualità del proprio lavoro. In generale si può dire che il clima che si respira nelle PMI è migliore di quello riscontrato nelle grandi imprese;

3. la capacità di cercare nuove opportunità, la forte tensione all'innovazione e la capacità di creare alternative ma soprattutto la bravura nel capire che un'impresa non è in concorrenza solo con le imprese del proprio settore ma anche con quelle di altri settori che offrono prodotti e servizi alternativi. Ne consegue quindi una grande flessibilità che ha sempre caratterizzato le PMI e che le ha portate a rispondere in maniera pronta alle variazioni del mercato e dell'ambiente.

Di contro la PMI si scontra con:

  • la scarsa capacità contrattuale nei confronti del mercato;
  • una scarsa propensione a formare una massa critica sia nei confronti delle istituzioni che nei confronti degli altri mercati (tratto da  "A metà strada tra Tokio e Francoforte" di Romano Bonfiglioli);
  • un management non sempre all'altezza che non sempre riesce a cogliere le opportunità e le alternative che si propongono e che non sempre riescono a organizzare la propria azienda; essere organizzati bene e saper cogliere le occasioni significa recupero degli sprechi, riduzione dei costi, aumento della capacità produttiva, incremento del numero dei clienti, aumento dei profitti e, nel complesso, maggiore soddisfazione per tutti.
Se le nostre imprese riusciranno davvero a ridurre le proprie inefficienze e a saper sfruttare al meglio i propri punti di forza, allora l'uscita dal tunnel non sarà solo un titolo su un giornale ma potrà diventare finalmente realtà.