Il commento La tenuta dei fatturati si è infatti realizzata principalmente
mediante il taglio dei costi e del personale, perciò chi più ha pagato
le conseguenze della crisi economica sono stati i lavoratori.
L'osservatorio ha infatti misurato un calo dell'occupazione del -2,3%
nei primi sei mesi del 2010 rispetto allo stesso periodo dell'anno
precedente (in cui già il dato era in contrazione) e ha formulato
previsioni per il secondo semestre di un ulteriore -0,6%.
A pesare
sulla situazione, inoltre, l'attuale atteggiamento di buona parte degli
imprenditori, che attende la ripresa passivamente. La ricerca ha infatti
rilevato che un'impresa su due non investirà più di 25mila euro nel
corso dell'anno; una cifra contenuta che, perdipiù, sarà nella
maggioranza dei casi destinata a sostituire l'attrezzatura esistente, e
non all'ampliamento del parco macchine, all'innovazione di prodotto o
alla ricerca di nuovi clienti e mercati. Le previsioni per ordini e
esportazioni sono comunque positivi: si attende un +1% per i primi e un
+2,2% per i secondi.
A livello geografico, la prima zona a riprendersi sarà il Nord Est,
in cui ordini ed esportazioni sono cresciuti ripsettivamente del +2,4% e
+1,9% rispetto al secondo semestre 2009, e in cui si prevede
rispettivamente un +0,9% e un +1,9% per la seconda metà del 2010.
Anche
gli intervistati affermano di notare alcuni segnali di ripresa, quasi
il 65% dei piccoli imprenditori afferma di aver registrato un aumento
della domanda e degli ordini, il 28% vede una situazione economica
generale migliore mentre solo il 4% lo attribuisce a decisioni
istituzionali più incisive.
Il tema che vorrei approfondire riguarda il nostro sistema relativo alla PMI.
Ogni
volta che entro in un'azienda la domanda che mi viene posta è: "Ma voi
che girate tanto, come vedete il futuro delle imprese italiane? Ci sono
segnali di ripresa?". Vorrei rispondere sempre positivamente, ma spesso
mi rendo conto che non riesco a dare una risposta motivata né in un
senso né nell'altro. L'articolo apparso su Il Sole 24 Ore "Le PMI
italiane vedono l'uscita dal tunnel?" dà qualche spiraglio positivo, non
solo perché è stato scritto da un prestigioso economista sul principale
giornale economico italiano, ma perché prende come riferimento il
modello della PMI che è la base fondante della nostra economia.
L'Italia, pur essendo tra i grandi paesi europei ha un sistema
industriale basato sulla PMI: solo tre grandi aziende italiane (FIAT,
Telecom, Eni) fanno parte delle 100 grandi aziende europee. Questo vuole
dire che il sistema delle PMI italiano è pulsante, vitale e trainante
per la nostra economia.
Ma quali sono i fattori chiave della nostra PMI? Perché le PMI creano un modello italiano vincente di azienda?
Ecco alcune possibili, non certo esaustive risposte:
1. innanzitutto la qualità dei prodotti; per ottenere successo in un mercato in cui molti possono dare i prodotti/servizi che noi offriamo, appare indispensabile puntare sulla qualità;
in una società ricca, in cui i bisogni primari sono ormai largamente
soddisfatti, la qualità appare sempre più come la chiave per acquisire
più clienti, per essere più competitivi e, nel contempo, per vivere
meglio. La qualità è uno dei fattori di marketing più potenti, in un
mercato sempre più esigente, mentre la non qualità è molto pericolosa:
può facilmente distruggere investimenti, anche ingenti, in pubblicità e
marketing;
2. le PMI rivalutano il ruolo delle Risorse Umane, chiama tutto il personale a dare il proprio contributo per il miglioramento continuo delle attività aziendali e determina una sempre maggiore responsabilizzazione di ciascuno sulla qualità del proprio lavoro. In generale si può dire che il clima che si respira nelle PMI è migliore di quello riscontrato nelle grandi imprese;
3. la capacità di cercare nuove opportunità, la forte tensione all'innovazione e la capacità di creare alternative ma soprattutto la bravura nel capire che un'impresa non è in concorrenza solo con le imprese del proprio settore ma anche con quelle di altri settori che offrono prodotti e servizi alternativi. Ne consegue quindi una grande flessibilità che ha sempre caratterizzato le PMI e che le ha portate a rispondere in maniera pronta alle variazioni del mercato e dell'ambiente.
Di contro la PMI si scontra con:



