Il commento
di Bonfiglioli Consulting

It's the Debt, Stupid

L'articolo

Fonte:  Ian Gordon - January 11, 2010
 
"When President Clinton was fighting his first presidential campaign against George H.W. Bush, he kept a piece of paper in his pocket on which he had written,' it's the economy, stupid.' This was to remind him that that he was fighting the election during a time of a mild recession in the US. In like manner, all my readers need to know is that, 'it's the DEBT, stupid,' which is the principal cause of the impending depression." The Long Wave Analyst, January 2003. P. 4
Never in the history of mankind has there been a global debt bubble of the current magnitude. This has all been enabled by a fiat monetary system, which has been grossly mismanaged through the exorbitant use of the printing press. Nowhere has this been better demonstrated than in the United States, which had a moral responsibility to temper her fondness for debt, because of the extraordinary privilege accorded to the U.S. dollar as the world's reserve currency.
This monstrous debt bubble has now exploded and effectively, many countries, their corporations and their citizens are now bankrupt. There is a masquerade of solvency which is currently being showcased, but how long this charade can be maintained is anyone's guess. My guess is not for long and by that I mean months, rather than years.
We must remind ourselves that while massive debt bubbles have occurred several times throughout history, this time it is much bigger and more international in scope, than any of its predecessors. The miserable outcome, when the debt bubble bursts, has always been a deflationary depression. With the bursting of the current debt bubble, there is no chance that a deflationary depression can be avoided. "It is a delusion to think that a depression caused by credit can be resisted. All the panaceas, nostrums, and quacks invented by all the politicians in the world, can but hold off the eventual day of reckoning, prolonging the agony." Smitley, Robert. Popular Financial Delusions, Fraser Publishing Company, Vermont, 1984; first published in 1933. P. 9


Il commento

Nella riunione del 10 maggio a Bruxelles, i ministri delle finanze europei accordarono un pacchetto di salvataggio pari a 750 miliardi di Euro per la zona euro, per tre anni . Questa misura doveva servire sia per rassicurare i paesi membri più deboli che non sarebbero stati abbandonati nel caso di peggioramenti dei loro conti, ed anche per dare un respiro all'Euro, in forte pressione nei mercati.  In ogni caso, questo non ha risolto le difficoltà strutturali che molti dei paesi membri devono affrontare - in particolare i cinque paesi conosciuti per le sigle PIIGS.

Sulla stampa o al telegiornale troverete poche volte il riferimento all'accronimo PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) o STUPID (con Turchia e UK). È curioso osservare come ciascuno dei paesi PIIGS cerca in tutti i modi di non essere correlato a questa parola, nega di avere problemi economici (oppure dire "stiamo meglio degli altri") e, soprattutto, nega di formar parte di questo curioso gruppo. Il certo è che i mercati internazionali non perdonano:  osservano attentamente gli sviluppi, analizzano i dati macroeconomici e le borse, monete, CDS, ecc e ne riflettono i risultati. Spesso si è dimostrato inutile cercare di negare e contraddire i mercati. Il tempo, QUASI sempre, dà loro ragione.

Un esempio recente:  in una intervista di inizio dicembre 2009, George Papaconstantinou - ministro greco delle Finanze- affermò che la Grecia non sarebbe stata la prossima Dubai/Islanda. Pochi giorni prima le società di rating avevano abbassato a BBB+ lasciando intravedere ulteriori declassamenti. In una altra intervista fatta a maggio 2010, il ministro della Finanza spagnolo - Elena Salgado - ha insistito "la Spagna non è la prossima Grecia".  Pochi di voi lo ricorderanno, ma un anno e mezzo fa Pedro Solbes fu sostituito dalla Salgado nel ministero della Finanza dopo le continue divergenze tra lui e Zapatero. Recentemente mi sembra di rivivere lo stesso episodio quando leggo del confronto Tremonti-Berlusconi. Vedremmo come finirà ...


   

Il debito cumulato da risanare dovuto ai PIIGS è di 2 trillioni di dollari. Ma non vi preoccupate, c'è chi sta peggio:  gli Stati Uniti hanno oltre cinque volte il debito dei PIIGS. Una delle differenze è che gli Stati Uniti riescono a controllare la loro moneta, mentre la Grecia non riesce. Questo in parte spiega alcune fluttuazioni del cambio Euro/Dollaro.
Intanto, i paesi PIIGS stanno già pagando delle percentuali più alte rispetto alla media per rifinanziare il debito. I mercati non si fidano e richiedono prezzi più alti nel caso di un eventuale default.
Facendo riferimento all'enorme volume di debito creato, non tanto tempo fa un analista scriveva: "Finora siamo soppravissuti alla crisi. Adesso bisogna pagarla."

Tornando ai PIIGS, ecco esempi che spiegano perché alcuni paesi hanno l'onore di appartanere a questo gruppo:

  • Portogallo:  Rapporto debito/PIL del 84.6% (aumentato del 20% negli ultimi tre anni). Nonostante ciò, il Portogallo è soltanto al 17° posto nel ranking europeo.
  • Italia:  è la quarta maggiore economia dell'aera Euro.  L'anno 2009 ha chiuso con un deficit di quasi il 5% e con un debito/PIL del 115.5%.
  • Irlanda:  è la 15° nel ranking, ha un debito/PIL del 83% e una disoccupazione di oltre il 13%.
  • Grecia:  con un Debito/Pil del 125% e una disoccupazione del 10% è stata la prima ad avere bisogno degli aiuti. Pur avendo fatto tremare i mercati, la Grecia è soltanto la 15° economia europea.
  • Spagna:  è la quinta economia dell'eurogruppo. Il rapportodebito/PIL è basso (66%) rispetto la media, ma in forte crescita negli ultimi due anni. La disocuppazione è del 20% e un deficit nel 2009 di oltre il 5%.

Per cui, a meno che non si dimostri il contrario, la prossima volta che sentite un ministro della Finanza che si difende degli attacchi dei mercati con un "We are not Greece!" vi propongo di rettificarlo con un: "We are not Greece - yet".
Intanto, sarebbe più utile portare a termine le riforme e misure che facciano aumentare la produttività dell'intera industria, aumentando la competitività invece di drogare l'economia con ulteriore debito.