Il commento di Bonfiglioli Consulting
(di Giovanni Casarini, consulente junior)

In corsa export e deficit



L'articolo - Fonte:  Il Sole24ORE - 16 ottobre 2010


Una realtà a due facce. Sale, ad agosto, il deficit della bilancia commerciale italiana ma, nel frattempo, il dato Istat dell'export, su base tendenziale, registra il miglior risultato dal mese di maggio del 1995.

Il disavanzo si è attestato a quota 3,262 miliardi rispetto agli 1,747 miliardi di luglio e gli 1,582 miliardi dello stesso mese del 2009. Il deficit è frutto di importazioni per 24,649 miliardi ed esportazioni per 21,387 miliardi. Nel dettaglio, l'export ha registrato un calo dell'1,6% su base mensile che si traduce, però, in un balzo tendenziale del 31,5% (+31,9% nel manifatturiero che pesa per il 95% sulle esportazioni italiane). L'import è invece salito del 38,1% su base annua. Non accadeva dall'agosto del 2000.

Nei primi otto mesi dell'anno, la bilancia commerciale italiana è risultata in passivo di 15,8 miliardi contro i 3,9 miliardi di rosso segnati nello stesso periodo del 2009. Ben 11,6 miliardi sono imputabili all'interscambio con la Cina che resta un elemento cruciale nella lettura delle cause dello sbilanciamento.
Gli scambi con i soli Paesi dell'Unione europea hanno chiuso, ad agosto, in deficit per 1,125 miliardi contro il passivo di 608 milioni dello stesso mese del 2009 e l'avanzo di 1,896 miliardi di luglio 2010. Le esportazioni sono cresciute del 30,6% su base annua, mentre le importazioni sono aumentate del 34,2%.
Nel periodo gennaio-agosto 2010, rispetto al corrispondente periodo del 2009, le esportazioni sono aumentate del 14%, con una dinamica più vivace per i paesi extra Ue (+15,7%) rispetto a quelli comunitari (+12,8%). Adolfo Urso, viceministro allo Sviluppo economico con delega al commercio estero, incita «a non abbassare la guardia, perché i colpi di coda della crisi potrebbero sempre manifestarsi, soprattutto nell'ultimo quadrimestre dell'anno, e occorre un piano di sostegno all'internazionalizzazione». «Voglio sottolineare che l'export si rafforza nelle nuove rotte commerciali  -  aggiunge Urso -: Cina (+60,9%), paesi Mercosur (+45,9 %), Russia (+45,2 %), e rialza la testa verso partner tradizionali come Regno Unito (+36%), Germania (+35,9 %) e, soprattutto, Stati Uniti (+39,9%)».
«L'Italia ottiene la migliore performance tra i competitor europei e distanzia la Germania, secondo esportatore mondiale, di ben otto punti percentuali (23,6%) - commenta Augusto Strianese, presidente di Assocamestero - guardando agli ultimi otto mesi dell'anno, l'Italia si classifica al secondo posto per ritmo di crescita, con un +12,8%, alle spalle del Regno Unito (19,2%). Nonostante l'andamento altalenante dell'economia, le nostre imprese stanno mostrando una forte capacità di presidio e di riposizionamento all'estero, specie in Cina e India. Il comparto agroalimentare risulta il più dinamico del manifatturiero, con una crescita media negli ultimi cinque anni del 5% nel mondo e del 5,3% in Europa».
I settori più dinamici sono quelli che fanno capo all'Anie con una crescita delle esportazioni del 25,2% per l'elettrotecnica, del 45,9% per l'elettronica (+31,9% nella media del manifatturiero nazionale). Ma spicca anche la raffinazione di prodotti petroliferi (+48% ad agosto, +59,3% negli otto mesi). Nella media gennaio-agosto 2010, nel confronto col corrispondente periodo dell'anno precedente, l'industria elettrotecnica ha registrato un incremento del 12,2%; l'elettronica del 19,1 per cento. «È dai mercati esteri che si confermano segnali di ripresa per l'industria elettrotecnica ed elettronica - dice il presidente di Confindustria Anie Guidalberto Guidi - la debolezza della domanda domestica, che sconta l'annosa carenza nel nostro paese di un piano di investimenti infrastrutturali, ha portato da tempo le imprese a guardare con crescente interesse al di là dei confini nazionali. La crisi ha accelerato le strategie di internazionalizzazione già messe in campo dagli operatori, che hanno ampliato a vasto raggio il ventaglio dei mercati serviti». Guidalberto Guidi, però, avverte: «Si profilano forti incognite sulla tenuta dell'export nei prossimi mesi per le tensioni valutarie, tuttavia la proiezione nei mercati esteri resta una strategia irrinunciabile nel più lungo periodo». Ieri, infine, sul fronte degli scambi internazionali c'è da registrare la provocatoria posizione di Pascal Lamy direttore dell'Organizzazione mondiale del commercio, secondo il quale: «Ormai esiste il "Made in the World", definizioni come "Made in Italy", "in France" o "in China" sono qualcosa di obsoleto: come lo sono tutte le sigle tradizionali sui paesi di fabbricazione di un bene dell'industria».

LE PERFORMANCE

+31,9%
Le attività manifatturiere
Notevole, ad agosto, il contributo del settore nel suo complesso al balzo dell'export rispetto allo stesso mese del 2009. Il manifatturiero, tra l'altro, pesa per il 95% sul totale delle esportazioni italiane
+48%
I settori da podio
Il comparto che ha fatto registrare la maggiore crescita è quello dei prodotti petroliferi raffinati. Precede, come incremento, il settore dei computer e degli apparecchi elettronici (+45,9%) e sostanze e prodotti chimici (+43,9%)
+71%
L'import metallurgico
Metalli e prodotti in metallo hanno registrato un import da record, a fronte di un +41,8% nell'export. Forti anche le importazioni di computer e elettronica (+70%). Al terzo posto in questa classifica virtuale i prodotti tessili: +53,2% il flusso verso l'Italia, mentre l'export si ferma a +37,7%

Il commento

Ad agosto 2010 le esportazioni del nostro paese hanno raggiunto un + 31,5 % sull'anno precedente.

Crisi alle spalle, dunque? Sicuramente una ritrovata vivacità del mercato mondiale, nota positiva dopo mesi e mesi di buio,  ma la bilancia commerciale dell'Italia deve fare i conti anche col + 38,1 % delle importazioni. La concomitanza fra il miglior risultato "in uscita" degli ultimi 15 anni ed il più alto valore "in entrata" da 10 anni a questa parte dimostra che la crisi ha accentuato il già altissimo grado di interconnessione raggiunto dalle economie mondiali.

Piaccia o no, i nostri imprenditori, che in molti casi hanno fondato il proprio successo sull'agilità di imprese piccole e dinamiche, si trovano coinvolti ad un livello di competizione mai visto prima. Il campo d'azione non è più la regione, o la nazione. Non è nemmeno più il continente. In un ambiente circoscritto, l'ottenimento di un vantaggio competitivo può, in teoria, garantirmi la sopravvivenza per anni, ma in un contesto globale è certo che in qualche punto del mondo qualcuno si stia attrezzando a fare quello che faccio io, con costi minori o qualità maggiore. Il vecchio adagio "chi si ferma è perduto" può essere qui inteso come "chi non si migliora continuamente, anche se in questo momento ha successo, è destinato a soccombere".
La sfida non è certo facile, ma il successo non è una chimera irraggiungibile: è così possibile che il manifatturiero italiano esporti in Cina e nei paesi del Mercosur, nonostante il noto divario nella natura dei costi. Evidentemente la "piccola" Italia ha ancora frecce al suo arco. Frecce da non sprecare, da non lasciare in soffitta ad invecchiare, da valorizzare giorno dopo giorno. Energie da liberare da tutto ciò che ne impedisca l'espressione.

La continua ricerca di ciò che veramente costituisce valore per il cliente finale, la sistematica caccia agli sprechi, la continua rilettura del contesto e delle sue evoluzioni:   in questo il Lean Thinking porta le aziende che ne adottino filosofia e strumenti ad eccellere. Come l'esperienza Bonfiglioli Consulting dimostra, ciò è vero in tutti gli ambiti aziendali, dalla produzione, con risultati ormai riconosciuti da anni, alla progettazione, come testimoniano le più recenti applicazioni.